giovedì 9 febbraio 2012

MURLO: FATE L'AMORE CON I DETTAGLI - WHO IS Corrado Murlo - Resident photographer @Amigdala

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E' molto modesto e severo con se stesso, metodico nel suo lavoro quasi come uno scienziato. Eppure le sue fotografie emozionano e colpiscono. Corrado Murlo è da poco più di un anno il fotografo di una delle feste di musica elettronica più in voga a Roma, Amigdala. Conosce la luce, sembra avere un dialogo privato e intimo con lei. Tra i fumi dell'alchol, i locali caotici e la musica a centoventi decibel riesce a creare un suo ordine, un suo ritmo, dando vita a immagini assolute, immobili, come slegate dal tempo e dallo spazio.


Foto di Corrado Murlo

A che età hai preso in mano la macchinetta fotografica per la prima volta?
In che senso? La prima volta? Non me lo ricordo.. ero bambino, mio padre aveva una Zenit. Mi ricordo che alle elementari sono andato al campo scuola e avevo la mia macchinetta fotografica che faceva delle foto quadrate.
Foto di Corrado Murlo
C'è stato un momento preciso in cui hai compreso la tua passione per la fotografia?
No, ho sempre fatto fotografie, mi piaceva e mi piace. In ogni occasione avevo la fotocamera con me, me la portavo sempre e il risultato era come un diario.

Hai mai seguito un corso di fotografia?
Partiamo dal presupposto che per lungo tempo sono stato convinto che non fosse "una cosa per me", che "tanto era inutile". C'erano già troppe persone piene di sé che si davano arie dicendo che facevano i fotografi e dichiarandosi parte del "mondo della fotografia". Ecco, io non volevo essere l'ennesimo tizio che diceva di fare il fotografo. Infine però ho preso coraggio e così il primo corso l'ho seguito piuttosto tardi, a ventotto anni, cioè tre anni fa, ma come autodidatta studiavo già da molto tempo.
Foto di Corrado Murlo
Qual è il tuo lavoro che ti piace di più?
Non c'è il lavoro che mi piace di più. Mi piace e mi diverto con tutto quello che faccio  (sito web).

E il tuo lavoro che piace di più?
Decisamente i ritratti. Sono i miei scatti più apprezzati.

Quali sono i fotografi che più ammiri... 
Foto di Corrado Murlo
Richard Avedon, Martin Parr, Trent Parke, Alessandra Sanguinetti, Liebovitz. C'è un po' di tutto, dal glam al bianco e nero, che faccio poco perchè ne ho già troppo dentro.

I reportage fotografici che realizzi durante le feste di musica elettronica di Amigdala possono essere accorpati senza dubbio alla branca della fotografia documentaristica. C'è un trucco per scattare la foto perfetta?
Dipende dove sei e che cosa vuoi fare. C'è un "trucco" per ogni tipologia di fotografia. Per quanto riguarda le foto "delle serate", il trucco per me è entrare nell'anima della festa: non intendo affatto solo il divertimento. Per esempio c'è un momento stupendo della serata, che nessuno vede, in cui tutti si stanno preparando: il barman sta sistemando i bicchieri e il bancone, la sala è ancora vuota e le luci vengono posizionate. Questi sono momenti che devono far parte del racconto della serata, la quale non si riduce soltanto a gente che balla, si ubriaca e si diverte ma piuttosto un locale vuoto che lentamente si riempie e poi si svuota. Bisogna sentire tutte le fasi della serata.

Foto di Corrado Murlo
Nelle tue fotografie 'notturne' è evidente un'alta attenzione per i dettagli.. 
Perchè durante un reportage, come nella vita, devi andare dal macroscopico al microscopico. Sono quella scarpa, quel braccialetto, quel tatuaggio, il movimento di un braccio, la mano che viene stretta dietro la schiena di qualcuno in un determinato modo e in un determinato momento a creare l'atmosfera e la magia di una serata, non è solo la sala piena di gente o il viso di una persona. Il colletto di una camicia, una spilla, un anello, ti stanno dicendo molto di più della persona che li indossa di quanto possano fare il suo viso o le sue parole.
Foto di Corrado Murlo


I dettagli sono così importanti anche nella vita?
Sì, troppo spesso ci si ferma a guradare soltanto le grandi cose, quelle che saltano agli occhi, ma sono i gesti più nascosti, meno evidenti, che hanno una valenza maggiore.

Come è iniziata la tua collaborazione con AmigdalaAbbiamo iniziato casualmente a capodanno di fine 2010 inizio 2011, circa un anno fa. Mi ero ritrovato da solo. Dopo una cena con gli amici, ci eravamo divisi per andare a ballare. Io mi ero portato la macchinetta fotografica. Sono andato ad Amigdala, ho pagato per entrare e ho chiesto se potevo fare qualche foto durante la serata. Il caso ha voluto che non avessero il fotografo per quella festa. Evidentemente gli sono piaciuto perchè mi hanno richiamato per le feste a venire.


Corrado Murlo su Flickr
Corrado Murlo su Facebook
Fotografie di Corrado Murlo per il backstage di uno shooting a Milano (tranne la 2)
Foto di Corrado Murlo

Foto di Corrado Murlo

Foto di Corrado Murlo

Foto di Corrado Murlo

Foto di Corrado Murlo

Foto di Corrado Murlo

Foto di Corrado Murlo

Foto di Corrado Murlo

giovedì 2 febbraio 2012

WHO IS Arianna Rinaldo - Freelance Photo Editor and Curator

Arianna Rinaldo
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Ha cambiato paese, continente, città e lavoro, <<senza mai fossilizzarmi in una posizione>>, ed è vero. Un’unica bussola, la fotografia. Arianna Rinaldo ci racconta il suo variegato (ma coerente) percorso professionale, passando dalla Magnum di New York alla redazione di D di Repubblica, fino a Barcellona, alla direzione del trimestrale OjodePez dedicato alla fotografia documentaristica. <<Il mio lavoro? Una sfida e un privilegio allo stesso tempo>>.  




Foto di William Eggleston
Quanti anni hai? Barra una casella: da 25 a 30, da 30 a 35, da 35 a 40, da 40 a 45.
40 e ½.
Ci racconti brevemente la tua esperienza come Archive Director presso Magnum Photos a New York? 
Foto di Zed Nelson
Dopo uno stage di 3 mesi alla Magnum, mi richiamarono per affiancare la Direttrice dell'Archivio. Dopo pochi mesi, presi il suo posto (lei diventò Bureau Chief). Il mio compito era (in epoca ancora analogica, agli albori del mondo variegato di internet) mantenere ordinato e fluido, efficace e efficiente l'archivio fotografico della prima agenzia fotogiornalistica. Il sistema, super organizzato e testato da anni, era garantito da un folto gruppo di stagisti, gran lavoratori! Uno dei miei stagisti di allora, più di dieci anni fa, è ora il Direttore dell'Archivio. 

In Italia il ruolo di photoeditor è ancora poco conosciuto rispetto al resto d'Europa e rispetto agli USA. Quando hai capito che sarebbe stato il tuo obiettivo professionale?
Foto di Mitch Epstein
Per fortuna è un ruolo che ormai esiste quasi in tutte le testate, anche se non sempre è rispettato. Il mio approccio con il photo-editing vero e proprio è iniziato dopo l'esperienza alla Magnum. Quando mi chiamarono alla rivista COLORS, il mio ruolo era quello di scovare e assegnare fotografi internazionali: una sfida e un privilegio allo stesso tempo. 


Dal tuo curriculum su linkedin il tuo percorso professionale sembra molto coerente. E' così? Quanto è contato per te il caso e quanto i progetti a tavolino?
Foto di Mitch Epstein
Oddio, in realtà io nasco come sinologa, e sono arrivata alla fotografia per passione, ma non con una formazione scolastica specifica. Diciamo che mi sono formata sul campo. Il percorso non è stato casuale, ma sicuramente è stato perseguito con costanza e perseveranza, spesso cambiando paese, continente, città e lavoro. Senza mai fermarmi o fossilizzarmi in una posizione. 

Raccontaci: un'occasione che rimpiangi di aver perso e una che sai di aver colto con tempismo.
Non ho rimpianti. Ma ho sempre preso delle decisioni con lentezza, con meditazione. Mai a bruciapelo.

Foto di Giovanni Troilo
Una particolarità molto apprezzabile di OjodePez è il cambio del photoeditor e del tema ad ogni numero. Come è nata quest'idea? La scelta del photoeditor è tua? Come avviene? 
L'idea originale di OjodePez viene dal fondatore della rivista: Frank Kalero. Io vorrei mantenerla perché è proprio ciò che rende la rivista particolare. Sì, sono io da 3 anni che come direttore scelgo l'ospite! Cerco sempre di variare tipologia di photo editor e location geografica.

Sei alla guida di una rivista di grande tendenza. Hai una prossima tappa da raggiungere o ti consideri "arrivata"?
Non sei aggiornata sui miei prossimi passi ...

Foto di Giovanni Troilo
Foto di Joel Tettamanti
OjodePez è una pubblicazione trimestrale. E' un lavoro a tempo pieno o ti lascia spazio per dedicarti ad altri progetti professionali? Ti dà da vivere? 
Fino a fine Dicembre (e da 4 anni) sono stata photo editor di D, il supplemento di Repubblica. OjodePez è sempre stato un lavoro extra (notturno e dei fine settimana). Per anni è stato a titolo gratuito, pura passione. Ora godo di una piccola entrata anche da OjodePez. Da solo non mi dà da vivere, no. 

Fotografi mai?
Certo.

Esiste una rosa dei tuoi fotografi preferiti?
Cambia in continuazione. In questo momento adoro: Eggleston, Mitch Epstein, Christian Lutz, Zed Nelson, Giovanni Troilo e Joel Tettamanti.

Se non fossi stata photoeditor, in quale altra professione ti sentiresti riconosciuta?
Insegnante di Yoga (lo sono).

C'è qualcosa che odi del tuo lavoro?
Foto di Joel Tettamanti
No. A volte strozzerei i fotografi. A volte vorrei che non coinvolgesse ogni minuto della mia vita. 

Con chi ti piacerebbe lavorare con cui non hai ancora lavorato?
C'ho pensato per ore. Lista troppo lunga. 

Se io ti regalassi un biglietto d'aereo per qualsiasi destinazione e due settimane di ferie, dove andresti subito? (e perchè?)
Polinesia. Silenzio e sconnessione. Oppure Australia: libertà. Però per un mese minimo.

Un libro che non può mancare sugli scaffali di un photoeditor.
Oggi: Alec Soth "From here to there". 
Domani?

Non si può fotografare qualcosa che non esiste. Oppure si può? Quale delle due visioni preferisci?
Yes we can.

Il tuo bar preferito di Barcellona. Il tuo bar preferito di Venezia. Il tuo bar preferito di Milano.
Quel chiringuito là. Bar Rosso in campo Santa Margherita. Santeria.
Foto di Jan Càga, vincitore del premio PHE OjodePez 2011


lunedì 30 gennaio 2012

CHI TROVA UN ARTISTA TROVA UN TESORO - Gianfranco Gorgoni, il fotografo della New Avant-Garde

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(Stralci dall'articolo di Anna Maria D'Urso, a pag. 82 dell'Europeo di questo mese).
Nel suo portfolio ci sono Andy Warhol, insieme con Giorgio de Chirico, James Rosenquist in atelier nel 1973, Roy Lichtestein appoggiato sulle braccia ad una tela [...]. Gli scatti vintage firmati da Gianfranco Gorgoni che tappezzano Bologna in occasione di Arte Fiera 2012 sono un diario visivo dell'arte contemporanea, dalla pop art alla new avant-garde

Foto di Gianfranco Gorgoni - Keith Sonnier

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Tutto è iniziato con un viaggio di sola andata Bomba (un paesino degli Abruzzi) - New York, a bordo di un cargo dell'Italsider, in cambio di un servizio fotografico. Era il 1968. Gianfranco Gorgoni (1941) non aveva i soldi per il biglietto di ritorno: fotografava la città, andava alle feste e al Max's Kansas City, il bar frequentato dagli artisti. Dopo soli due anni Gorgoni realizzò il libro The New Avant-Garde. Issues for the Art of Seventies (1972), in cui ritraeva l'intero mondo dell'arte newyorkese: Richard Serra, Dan Flavin, Carl Andre, Sol Le Witt [...]

Foto di Gianfranco Gorgoni - Maurizio Cattelan
Foto di Gianfranco Gorgoni - Giorgio De Chirico e Andy Warhol
<<La fortuna non esiste. Per catturare l'immagine giusta bisogna creare le condizioni. Poi qualcosa succede sempre>>, sostiene Gorgoni. Una delle foto più famose, Andy Warhol con Giorgio de Chirico (1974), è frutto d'improvvisazione. <<C'era un ricevimento a New York in un appartamento molto chic, del console dell'ambasciata italiana. Luci soffuse, un disastro per fotografare. Arrivò Andy Warhol e io non riuscivo a scattare. Ruppi un abat-jour e puntai la lampadina accesa contro i due pittori. Andy si scandalizzò: "Ma che fai? Sei matto? Rompi la casa!">>. E' proprio l'illuminazione della scena, con l'ombra di De Chirico che si allunga sul muro, a drammatizzare l'istantanea. [...] Foto dopo foto il grande fotografo abruzzese ha registrato i linguaggi della performance, della conceptual, ha contribuito al lancio della land art, anzi le ha rubato la scena riproducendo con le foto - e quindi rendendole visibili - opere monumentali scolpite nel territorio. 
Foto di Gianfranco Gorgoni - Robert Smithson, Spiral Jetty

[...] Le opere della land art, ovviamente, non sono trasportabili e quindi in mostra finirono le foto scattate da Gorgoni. [...] Scattare fotografie ai protagonisti della pop art per Gianfranco Gorgoni non è stato un lavoro, ma un hobby. <<Non mi facevo pagare, mi piaceva stare con gli artisti, ma per realizzare qualcosa di buono dovevo trascorrere almeno un'ora nello studio di un pittore, conoscerlo, osservarlo mentre lavorava>>. [...] <<Ogni volta che vado a fare fotografie, dalla tensione mi viene il mal di testa. Ma ancora oggi, quando ritraggo un pittore, penso che è una persona che fa un lavoro speciale, che solo standogli vicino mi arricchisco. Gli artisti vedono cose che noi non vediamo. Con molti di loro sono diventato amico>>. [...]
Foto di Gianfranco Gorgoni - Christ
Lei possiede opere di artisti che ha ritratto? <<Si ho qualcosa. [...] Capitava che qualche artista volesse comprare le mie foto che lo ritraevano, gliele regalavo e loro ricambiavano con un disegno>>. Da 44 anni pendolare tra Bomba e New York, Gorgoni continua a coltivare il suo hobby: inquadrare con il suo obiettivo, artisti, opere, installazioni.
Foto di Gianfranco Gorgoni - Richard Serra

Foto di Gianfranco Gorgoni - Dan-Flavin, New York, 1970

Foto di Gianfranco Gorgoni - Joseph Beuys

Foto di Gianfranco Gorgoni - Michael Heizer, Circular Planar Displacement Drawing


martedì 24 gennaio 2012

Vedi Roma, New York, Parigi, Berlino.. e poi muori. WHO IS Hugues Roussel - il fotografo della città

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Originario di Béthune, un piccolissimo paese della Francia, a due passi dal confine belga, Hugues Roussel ha perfezionato negli anni una tecnica fotografica sperimentata da pochissimi artisti nella storia della fotografia. Espone il negativo due volte, lasciando che luoghi diversi e luci si imprimano uno sull'altro. Così costruisce il progetto Inverse Landscape in cui il paesaggio urbano viene stravolto e la pellicola diventa una traccia visibile del supporto fotografico.

Foto di Hugues Roussel - Jungle City Series
Foto di Hugues Roussel - Jungle City Series

In quale galleria sogni di esporre?
Foto di Hugues Roussel - Jungle City Series
Non sogno una galleria in particolare, mi piacerebbe ritornare ad esporre a Parigi, dove avrei l'occasione di recuperare rapporti lavorativi e di amicizia, oltre a poter rivedere la mia famiglia. Conosco bene il mondo delle gallerie di Parigi ma so che potrei approfondirlo ancora. Più che una galleria sogno di esporre in un museo, perché è una struttura più aperta al pubblico e offre una visibilità più ampia. La Maison Européenne de la Photographie è senz'altro nella rosa dei miei musei favoriti. 

Hai viaggiato, vissuto e esposto le tue fotografie in diverse città d'Europa e del mondo (tra cui la Sohophoto Gallery di NY). Quale città oggi dà maggiore respiro alla fotografia sperimentale?
New York è da sempre la città più all'avanguardia, ricchissima di gallerie intraprendente e anticonformiste. In Europa invece Berlino è la città più aperta e interessata a questo genere di fotografia, fin dalla Bauhaus dei primi anni '20.

Come vedi il tuo lavoro? Come un reportage sulle città o come una riflessione personale sui luoghi?
In entrambi i modi. La tecnica della sovrapposizione di due scatti mi permette di far coesistere in un'unica immagine due tematiche diverse, due impressioni differenti che danno vita a qualcosa di completamente nuovo, a metà strada tra il reale e il surreale.

Per costruire le tue "doppie esposizioni" quanto conta la casualità e quanto uno studio premeditato?
La casualità è sempre stata una volontà personale. Potrei lavorare in modo molto diverso. Ho una Hasselblad, potrei realizzare degli scatti sovrapposti in modo molto preciso, senza lasciare niente al caso. Potrei prendere degli appunti, per sapere quale fotogramma corrisponde a quale luogo fotografato, così da decidere quale immagine sovrapporvi. Invece non lo faccio mai affinché il risultato sia una sorpresa anche per me.
Foto di Hugues Roussel - Jungle City Series
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Il tuo stile appare unico e immutato se si osserva tutta la tua produzione sul tuo sito web... ma so che ti stai mettendo alla prova con qualcosa di nuovo...
Fino al 2003 ho dipinto e ho utilizzato diverse tecniche fotografiche. Il mio sito non ospita tutta la mia produzione. Amici artisti e fotografi mi hanno suggerito di conservare un'impronta univoca e caratterizzante e quindi di non pubblicare fotografie più tradizionali che si discostano dalla tecnica della doppia esposizione. Attualmente sto portando avanti un progetto di reportage che mi è stato commissionato dal Comune di Saint Amand Les Eaux che è gemellato con il Comune di Tivoli. In questa occasione il mio lavoro sarà un reportage fotografico puro e tradizionale.
Foto di Hugues Roussel - Autoritratto "La Crise", 1998

I tuoi autoritratti del 1998 e in particolare La Crise I e II sono davvero interessanti. Cosa succedeva in quel periodo?
Era un periodo completamente folle. Stavo finendo i mie studi in Architettura a Parigi. Dipingevo, disegnavo, fotografavo e gestivo anche un'associazione culturale con alcuni amici. Organizzavamo letture di poesie, teatro, esposizioni, concerti. E' stato un periodo molto ricco, sia dal punto di vista della creazione che sul piano dei rapporti interpersonali. Quegli anni sono stati per me un'esperienza molto forte. L'entourage di cui facevo parte e tutto il mondo che esisteva intorno sono diventati troppo, mi hanno portato alla "Crise" e poi a maturare la volontà di lasciare Parigi ed arrivare a Roma.

Scatti ancora autoritratti?
Foto di Hugues Roussel_ No standing Series
Lo faccio ancora ma non sono più autobiografici come gli scatti sovrapposti di quegli anni. Viaggiando con la fotocamera basta un riflesso su un vetro, uno specchio, un'ombra per scattare una foto di se stessi. Credo che sia un gioco che tutti i fotografi facciano con se stessi.

Cosa senti mentre fotografi? Sei tu a dominare la città o è lei a dominare te?
Con Inverse Landscape sento che sono io a dominare la città, è il mio occhio a controllare lo spazio. Mentre quando realizzo un vero e proprio ritratto del paesaggio urbano è la luce della città a guidarmi.

Nel tuo lavoro, la figura umana e le persone hanno sempre un ruolo marginale, spesso non appaiono affatto. Dunque si può raccontare un luogo senza fotografare chi lo abita?
Certamente. Sono le persone a caratterizzare i luoghi e soprattutto gli spazi urbani. Io sono molto rispettoso nei confronti delle persone e sono anche abbastanza timido. Il che mi porta a mantenere sempre una certa distanza dalle persone invece di fotografarne il viso da vicino. Soprattutto in viaggio è molto difficile riuscire a 'restituire' la foto alla persona fotografata, cosa che per me è importantissima. Per questo le mie fotografie rappresentano gli individui nello spazio, dei quali però il volto non è leggibile.

Hugues Rousse_ Rome Series
Visto che sei uno dei pochissimi artisti che resiste in questa città, cosa ami e cosa odi di Roma?
Il primo elemento in assoluto che mi fa amare Roma è la luce naturale e in secondo luogo, direi, il caos. Mi riferisco ai contrasti che esistono in questa città, come tra campagna e città moderna, tra resti romani e architettura mussoliniana. Quello che non amo è l'inciviltà, la mancanza di rispetto da parte della popolazione romana verso la loro propria città e verso gli altri cittadini. Sul piano professionale, quello che spesso mi rende la vita difficile è la mancanza di professionalità da parte di critici, galleristi. Gli spazi espositivi per la fotografia e per l'arte in generale sono pochissimi e sono monopolizzati da una piccola élite di persone che creano un ambiente ristretto e non permeabile.

giovedì 19 gennaio 2012

LA FOTOGRAFIA NON MUORE MAI... E IL FOTOGRAFO? Parlano: OnOff Picture, GRIN Photoeditors e Tau Visual @Officine Fotografiche

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Foto di Joel Meyerowitz
Non sono in molti in Italia a dar vita ad incontri dedicati al mondo della fotografia. A Roma, le dita di una mano sono più che sufficienti per contare le poche associazioni culturali, i collettivi e le istituzioni museali che danno un significativo contributo alla promozione e alla divulgazione della cultura fotografica e di ciò si muove intorno ad essa. Non ho perso tempo infatti quando ho letto che Officine Fotografiche avrebbe organizzato 5 giorni di tavole rotonde, corsi e workshop sulla fotografia, di cui solo due completamente gratuiti. Proprio ieri si è svolto un dibattito sulla fotografia nell'era della crisi. Ciò che è emerso immediatamente, anche se non è stato affermato in modo chiaro, è che la fotografia e soprattutto il mestiere di fotografo sono in crisi di per se stessi e lo sarebbero, anche in un periodo florido per l'economia. Ma andiamo con ordine. Ha moderato il dibattito Angelo Cucchetto, dal fortissimo accento milanese, detentore di diversi blog tra cui photographers.it. Alcuni ospiti erano stati invitati a intervenire: Roberto Tomesani,  Coordinatore Generale dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti - TAU Visual, di cui è anche il fondatore (vi invito, miei cari lettori, a visitare il suo sito web e a guardare i suoi video 'didattici' su youtube, per elaborare un vostro giudizio sulla qualità di entrambi, giacchè l'Associazione di cui è a capo si pone come rappresentativa della categoria dei fotografi). Fortunatamente tra gli ospiti vi erano anche  Mariateresa Cerretelli, direttice del Gruppo Redattori Iconografici Nazionale GRIN (ovvero dei photoeditor italiani) e  photoeditor di Class; Pietro Vertamy e Alessandro Toscano, direttori dell'agenzia fotografica OnOff Picturespecializzata in fotogiornalismo e reportage.

Foto di Richard Avedon

Tomesani ha aperto la discussione senza affermare niente di nuovo, lanciando sulla platea pillole di immotivato ottimismo e consigli liberamente ispirati a libri di autoaiuto nell'imprenditoria (vedi Personal Branding oppure Scopri il leader che c'è in te). "Non è più tempo di specializzarsi in un unico settore fotografico, bisogna imparare a realizzare diversi tipi di fotografia ma continuare ad essere percipiti dai clienti come fotografi altamente specializzati in un determinato campo". Tomesani ha addirittura affermato che bisognerebbe costruirsi fino a 3 o 4 siti web, per esempio, uno come fotografo di interni d'albergo, uno come fotografo di matrimoni, uno per gli still life e così all'infinito. Il direttore di Tau Visual ha costruito queste tesi illuminanti basandosi sulle numerose statistiche che l'Associazione ha raccolto. Ha inoltre affermato: "Oggi riuscire a scattare fotografie emozionanti e tecnicamente buone è un'arte diffusa come saper usare il pacchetto Office. Come può fare un fotografo a distinguersi rispetto agli altri? Con la sovrapposizione di competenze, ovvero attraverso una combinazione sinergica di diverse abilità. Dunque la fotografia non deve essere l'unico amore della vostra vita".

Foto di Joel Meyerowitz
Mariateresa Cerretelli, come photoeditor, ha condiviso con il pubblico un punto di vista differente. "La copertina è rimasta l'unica produzione (fotografica) di un magazine mentre tutte le fotografie che appaiono nelle altre pagine della rivista provengono dai grandi archivi e dai database come quello di Getty Images o Corbis invece di essere  commissionate ad un fotografo, come avveniva fino a dieci anni fa". Rispondendo ad una domanda del moderatore ha spiegato che riceve moltissime candidature di fotografi e che tende a prediligere chi usa un approccio diretto (telefono e non mail) e chi si mostra preparato sullo stile e sugli argomenti trattati dal magazine. Secondo Mariateresa costituisce un plusvalore per un fotografo il fatto di proporre ad un photoeditor un progetto nato attraverso una collaborazione spontanea con un giornalista. In questo modo il fotografo vende un pacchetto costituito da un'idea nuova, una parte scritta e un servizio fotografico. Infine ha ricordato che ciò che interessa più di ogni altra cosa ad un photoeditor è il cosiddetto  portfolio dei progetti e non il portfolio commerciale, perchè nel primo è visibile lo stile del fotografo ad un livello più puro, grezzo e originale.
Foto di Richard Avedon
Si può dire infatti che si sia completamente stravolto il significato del 'lavoro su committenza'.  Il giornale raramente commissiona ad un fotografo un servizio su un determinato argomento, piuttosto è il giornale ad acquistare dal fotografo un'idea originale partorita da quest'ultimo, che poi dovrà portare avanti per il giornale. 

I due giovani direttori dell'Agenzia OnOff PicturePietro Vertamy e Alessandro Toscano, hanno confermato questa tendenza sempre più marcata. "E' il fotografo a proporre temi e possibili sviluppi alle redazioni, a interrogarsi su quali argomenti interessino quali magazine, perchè una storia è adatta solo ad alcune riviste, sia in Italia sia all'estero. Non è difficile individuare cosa è adatto a chi, è importante sfogliare, guardare e osservare molti magazine. In questo periodo di crisi e pessimismo lavorano molto i fotografi che riescono a dare un taglio ironico ai loro scatti". Il ragazzi di OnOff hanno raccontato di come sia possibile dar vita ad un collettivo fotografico ("Sono fondamentali affinità elettive e caratteriali, come i ragazzi di TerraProject che erano compagni di scuola") e di come l'abbiano poi trasformato in una vera e propria agenzia, ponendosi come mediatori tra i fotografi e le redazioni dei giornali.
Foto di Joel Meyerowitz
I rappresentanti del collettivo hanno voluto porre l'attenzione anche su altri aspetti: la figura del fotografo oggi vive una fase di crisi anche per alcune carenze che spesso porta con sè. Il fotogiornalista era e dovrebbe continuare ad essere prima di tutto un giornalista: aggiornato sull'attualità, in grado di seguire nel tempo un argomento e di sviscerarne i dettagli e gli sviluppi, deve saper scrivere e parlare con una certa abilità per saper presentare il suo lavoro e in generale per riuscire a comunicare efficacemente con il cliente. "Non bisogna mai dimenticare che fotografare è prima di tutto un mezzo per poter dire qualcosa" ha detto Alessandro Toscano, "quando una fotografia non ha niente da dire si vede, subito".


*Il collettivo OnOff Picture, con il progetto Migrant Workers Journey, sviluppato insieme a Prospekt Photographers sarà in mostra da oggi alla Galleria San Fedele di Milano.